Yoga Acireale


Ashtanga Yoga: gli otto rami

22.09.2014 10:42

 

Quando scegliamo di intraprendere la pratica dello yoga o quando, per caso, capitando in una classe yoga "qualcosa" ci fa stare bene e decidiamo di continuare, pratichiamo una serie di ASANA, attraverso le quali il corpo diviene più forte, più sano e noi più consapevoli del corpo stesso. Uniamo alle ASANA, però, anche il PRANAYAMA, cioè il controllo del "soffio vitale", del respiro, dell'energia: come e dove dirigere l'energia senza disperderla acquieta il sistema nervoso, stabilizzando la mente; lo yoga inizia a divenire così uno strumento per affrontare la giornata e la vita in maniera più serena, più consapevole. Uniamo a questi due rami PRATYAHARA:  gli organi sensoriali, solitamente trascinati e travolti dagli stimoli esterni, vengono attivati per una osservazione e conoscenza profonda di se stessi fino ad attivare una percezione più vivida, più chiara, un discernimento, una maggiore coscienza. Da qui, i rami "più interni": DHARANA: ogni ASANA è occasione di concentrazione (dharana appunto), così come il punto visivo in cui si rivolge lo sguardo. L'asana non è un esercizio ginnico e non bisogna identificarsi con essa, ma prenderla come uno strumento attraverso il quale coltivare gli altri rami dello yoga. La concentrazione va sviluppata tanto quanto un muscolo! Significa fissare la mente in un punto. Mantenerla ci porta in uno stato meditativo: DHYANA, che è il senso della pratica yogica. Svuotare la mente e contattare  se stessi, nel "vuoto", nello spazio dentro di noi. Quando DHYANA è stabile e brilla di luce, si ha il SAMADHI. Quanto tempo per tutto ciò? Una vita fa un metodo, per essere onesti.

YAMA e NIYAMA sono i primi due rami, che accompagnano la vita della persona (non-violenza, verità, ecc...), e si sviluppano, come gli altri, naturalmente, attraverso la pratica. 

OM, SHANTI!  

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